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Il nostro augurio di Natale

Il tempo è un bambino che gioca. Di un bambino è il regno
(Eraclito, Frammenti)

Carissime e carissimi,

in questo anno che si conclude col Natale, e che riprende di nuovo, in questo tempo così carico di affanno, specie per i più poveri per cui “non c’era posto” (Luca 2, 7) e non ce n’è tuttora, l’augurio migliore che possiamo scambiarci è di intraprendere di nuovo, e con ancora maggiore lena, il lavoro della speranza, che io credo sia in essenza il nostro lavoro. La speranza, come la fede, non è dell’ordine della certezza, ma dell’ordine della convinzione. E ha uno speciale rapporto col tempo e con la storia.

Del tempo abbiamo coltivato a fondo, da secoli in qua, soprattutto la dimensione del “divenire”: abbiamo imparato a calcolarlo, a misurarlo, costringendolo nel recinto dei nostri progetti e delle nostre ambizioni. Non è il tempo una funzione essenziale nel calcolo del profitto economico? Ora, sotto questo punto di vista, l’intera fase che stiamo attraversando rivela la sua più pura essenza traumatica nel momento esatto in cui interrompe questo poderoso slancio in avanti che caratterizza le nostre società. Da marzo a oggi l’orizzonte del divenire in cui inoltrarsi, continuando magari a cullarvi il sogno di un incremento quantitativo indefinito di beni, di ricchezza, di potere si è incrinato e si è fatto opaco. Da marzo a oggi il tempo non è più a misura dei nostri bisogni, e da allora viviamo come sospesi, in attesa che tutto ricominci nei modi che conoscevamo.

C’è però una seconda dimensione del tempo, che il Natale simbolizza, ed è la dimensione del tempo come “avvenire”. È quella dimensione che interrompe ogni illusione di salire ai cieli, rivelando invece l’impensabile, che sia il Cielo a raggiungere la terra. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! gridava Isaia (Isaia 63, 19). L’Avvenire è una diversa modulazione di frequenza del nostro desiderio, articolato non secondo l’Io ma secondo l’Altro. Un tempo che non ci appartiene più, e può dunque essere finalmente atteso. Liberazione del desiderio! Quando questa speranza si dispiega, e mette radici tra di noi, la vita si dilata e si rovescia, rivelando una grammatica completamente diversa: essa, eterno inizio, non è più a misura dei nostri progetti, e si disloca sempre altrove dai luoghi in cui la inchioderemmo, a complemento dei nostri monologanti discorsi un po’ folli.

La Vita è sovversione e spiazzamento: è nel frammento insignificante, nella pietra scartata, nel volto inerme, nell’ospite inatteso. Gioca col dettaglio irrilevante al nostro sguardo, si diletta del marginale e del futile. È il di più nel di meno, sottrazione dell’Io e rivelazione dell’Altro: Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? (Isaia 43, 19). Quante volte abbiamo fatto esperienza che la Vita si prendeva gioco di noi e dei nostri piani, che smarginava dalle righe dei nostri disegni, costringendoci a inseguirne la traccia! Non è ciò che il lavoro sociale ci attesta ogni giorno? Che i nostri progetti si compiono solo se si pongono sul sentiero dell’altro di cui non dispongono?

Vale la pena vivere secondo speranza, questo ci suggerisce il Natale, vale la pena flettersi sul piccolo segno, sul bambino in una mangiatoia regolarmente ignorato dai potenti. Vale la pena agganciare l’oggi a una speranza che in quanto è in grado di demistificare le nostre pretese, “non delude”, perché dilata gli animi, e quel che promette – l’eterno abbraccio dell’io e dell’altro – mantiene: “Forse, la prossima primavera, il pane uscirà da questo solco. Forse, verranno invece la siccità e la grandine, e può darsi che la primavera prossima non ci sarà che putredine e morte. Che importa! Che importa dal momento che l’atto si compie. L’essenziale non è nel raccolto, l’essenziale è nella semina, nel rischio, nelle lacrime. La speranza non è nel riso e nella pienezza. La speranza è nelle lacrime, nel rischio e nel loro silenzio” (André Neher, L’esilio della parola).

Auguri carissime e carissimi amici, colmi di speranza!

Antonio Finazzi Agrò, Presidente, e la comunità tutta de La Nuova Arca

 

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