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Category Archives: La Tenda di Abramo

Finalmente la montagna!

In queste giornate di torrido caldo settembrino, è bello tornare con il ricordo ai giorni della vacanza, quest’anno desiderata e sognata ancora più del solito. E’ stata una vacanza intima, in pochi, senza i volontari e le famiglie che tradizionalmente ci accompagnano ogni anno, per ovvie ragioni di sicurezza; una vacanza finalmente all’aria aperta, sui monti dove correre e respirare a pieni polmoni, lungo i torrenti da esplorare, nei borghi da scoprire passo dopo passo; una vacanza mai così importante e preziosa per mamme e bambini, un lungo respiro di libertà dopo tante lunghissime settimane di lock down.

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Lotteria 2020: i biglietti vincenti

Lunedì 15 Giugno alle ore 17.00 presso la nostra sede di Via di Castel di Leva 416, ha avuto luogo l’estrazione della Lotteria di Primavera 2020. Siamo veramente felici che la lotteria si sia potuta svolgere nonostante gli sconvolgimenti portati negli scorsi mesi dall’epidemia Covid-19 e questo è stato possibile innanzitutto grazie alle aziende e agli esercizi commerciali che hanno confermato la loro piena disponibilità alla donazione dei premi, nonostante i tempi non facili. A loro va la nostra più sentita gratitudine e un grazie veramente di cuore da parte di tutta la comunità de La Nuova Arca:

Il secondo grandissimo grazie va a tutti voi che ci avete sostenuto acquistando i biglietti o facendovi promotori della loro vendita: grazie per non esservi fatti scoraggiare né dal lock down né dal distanziamento sociale e aver trovato mille modi creativi per far comunque arrivare la lotteria de La Nuova Arca in ogni angolo di Roma!

Quest’anno anche i proventi della lotteria, così come quelli del 5×1000, saranno destinati a sostenere quelle mamme che hanno visto sfumare lavoro o percorsi di formazione a causa della pandemia.

Infine, di seguito l’elenco dei biglietti vincenti. Vi chiediamo di contattarci all’indirizzo email info@lanuovaarca.org per il ritiro dei premi.

Grazie di cuore per il tuo aiuto

Siamo lieti di condividere i risultati della campagna “Chiusi a casa, col Cuore Aperto”, attivata due mesi fa, che finora ha raggiunto 74 donazioni, per un totale di 12.450€, ed ha aumentato le ore di volontariato a sostegno della casa famiglia.
La quarantena è stato un tempo di timore e di attesa, nel quale abbiamo sperimentato disponibilità, affetto e vicinanza da parte di tantissime persone, permettendoci di trovare nuove strategie per lavorare ed educare in condizioni di assoluta protezione: i corsi di cucina, per esempio, sono continuati in modalità virtuale, mantenendo la loro frequenza settimanale.Mentre sono aumentate le opportunità per giochi, film, letture, attività motorie, nuove ricette in cucina, giardinaggio, dando vita a giornate uniche e riscoprendo insieme la bellezza delle piccole cose.

Questo breve servizio del TG2 Storie mostra proprio la quotidianità della vita in casa famiglia e la continua vicinanza delle nostre operatrici durante la pandemia. Le sfide che le mamme e i loro bambini dovranno affrontare nei prossimi mesi saranno, comunque, ancora più difficili: non sappiamo quanto tempo sarà necessario per riattivare il mercato del lavoro, e il clima di sospensione che tutti respiriamo per le mamme può essere ancora più pesante, perché allontana verso un domani indefinito la loro possibilità concreta di ripartire e costruire un futuro autonomo con i propri bambini.Per questo, a La Nuova Arca abbiamo deciso di attivare immediatamente per loro dei tirocini nella nostra azienda di agricoltura biologica, un settore produttivo in rapida espansione e con significative potenzialità di impiego. In tal modo, le mamme potranno uscire di casa per acquisire nuove competenze e migliorare il proprio CV, aumentando così la fiducia in sé stesse. Allo scopo di assicurare la necessaria liquidità a questo programma, abbiamo deciso di investirvi la totalità del ricavato della Campagna “Chiusi in casa…” e delle nostre prossime azioni di raccolta fondi.

Se vorrai, e se potrai, ti proponiamo dunque altri modi per continuare ad accompagnarci nella nostra missione:

    • destinare il tuo 5×1000 a La Nuova Arca – Codice Fiscale 09493391008 – un gesto semplice, che non ti costa nulla, ma per le nostre mamme è molto importante
    • partecipare alla nostra Lotteria di Primavera e diffonderla tra i tuoi contatti: i biglietti costano solo 2€ l’uno; si possono anche ordinare con questo modulo online e ricevere a domicilio (per acquisti di 5 o più biglietti). Puoi comprare i biglietti fino al 10 giugno; l’estrazione avverrà il 15.

 

Ordina i biglietti

 

Grazie di far parte di una comunità solidale che protegge i più fragili e non fa pagare loro il prezzo più alto di questa crisi.

 

Contiamo ancora su di te!

 

La comunità de La Nuova Arca 

I nostri auguri di Buona Pasqua

Care amiche, cari amici,

questo tempo ci colpisce come un pugno.
Ha sgretolato certezze ataviche, o perlomeno pluridecennali, di invulnerabilità collettiva e personale. Ha messo in crisi il paradigma tutto occidentale che malattie e pestilenze riguardassero sempre “gli altri” e mai noi, ben protetti dalle nostre conoscenze scientifiche e dalla nostra opulenza, con un po’ più di un sospetto di colpevolezza a carico dei primi. Ha soprattutto liquefatto l’idea, così profondamente radicata nelle nostre società, di essere tutti slegati e indipendenti, liberi da ogni vincolo e laccio che ci tenga avvinti agli altri e alla comunità in cui viviamo, e solo a queste condizioni potenzialmente felici e realizzati. Capite che non può essere un caso se molti leader occidentali, sulle prime mosse della fase pandemica, letteralmente non hanno potuto credere che tutto ciò stesse realmente accadendo. Perché Covid19 è la smentita più colossale, ora per ora, evidenza per evidenza, dei fondamenti culturali stessi su cui si regge la nostra società “di consumo”.

Con le parole alte e profonde di Papa Francesco nella “grande” preghiera universale del 27 marzo 2020:

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità […]. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato.

Che ha a che fare tutto questo con la Pasqua? Vedete, per la nostra mentalità, per le nostre psicologie collettive la seconda domanda che si andrà ritagliando sullo sfondo dello stupore appena superato sarà: di chi è colpa? Una domanda antica, antichissima, profondamente radicata nell’animo umano: da dove viene il male? Ebbene c’è un libro, nell’arsenale della sapienza biblica, che più di ogni altro si fa carico di questa domanda, ed è il Libro di Giobbe, con esiti per certi versi scandalosi. Appena attenuati dalla sua vicenda redazionale, che incastona il materiale incandescente del suo racconto di sventura incolpevole e irredenta in una cornice morale più rassicurante. Ma il libro nella sua parte originaria, racchiusa tra il secondo e l’ultimo capitolo, conosce uno sviluppo drammatico, che al capitolo 31 raggiunge il suo acme: Giobbe, respinti come semplicemente offensivi i discorsi rassicuranti (e terribilmente conformistici) degli amici, professa la sua innocenza e osa intentare un processo direttamente a Dio. Il fatto stupefacente è che Dio raccoglie direttamente la sfida: ignora anche lui la chiacchiera teologica, così superflua e superficiale, degli amici di Giobbe e così si rivolge al protagonista: “Cingiti i fianchi come un prode, io ti interrogherò e tu mi istruirai. Quando ponevo le fondamenta della terra, tu dov’eri? Dimmelo, se sei tanto intelligente”. Da qui in poi Giobbe è preso come in un turbine dal discorso di Dio; un discorso tumultuoso come un fiume in piena sui prodigi del Creato, che progressivamente svela al nostro protagonista l’enigma della bellezza, spostando il fuoco della sua domanda. Dio non fa neppure un cenno alla sventurata vicenda di Giobbe e alle sue recriminazioni, ma chiede retoricamente a Giobbe di spiegare l’origine della bellezza del mondo, del suo incanto, della sua intima forza e fecondità.
Così ridesta in Giobbe la coscienza di questo mistero: Dio non chiede che l’uomo si riconosca responsabile di qualche crimine oscuro, chiede semmai che si riconosca irresponsabile dello splendore che tuttavia appare.

Carissime e carissimi, qualcosa di profondo ci lega in questo momento alla vicenda di Giobbe, in questo tempo quaresimale e desertico che proietta la sua ombra anche sulla Pasqua. Se pensiamo al dolore innocente di questi giorni, ai lutti, alla povertà di tante e tanti, ai timori di miseria incombente sulla società e soprattutto sui suoi membri più fragili che ben conosciamo, come non restare inchiodati alla domanda essenziale di Giobbe?
Eppure! La bellezza in questi giorni ci avvolge: sbocciano i fiori sui rami degli alberi, in una primavera mai stata tanto rigogliosa, le stelle risplendono di notte di un lucore mai visto prima, la luna che ormai volge al plenilunio pasquale rischiara la notte come il giorno.

Ma ancora altra bellezza ci avvolge, e ci sorprende, e ci commuove. Ed è qui, a portata di mano, in mezzo a noi.

Sono le migliaia di educatrici, e tra queste le nostre Francesca, Cecilia, Marcella, Stefania, Carmen, Barbara, che non arretrano di un passo di fronte alla paura personale, e continuano a offrire protezione e affetto alle mamme in casa famiglia e in semi autonomia. È la bellezza che rifulge nei cuori, e persino nelle bacheche Facebook di tanti (ve ne siete accorti?) che in questo momento difficile pensano a chi potrebbe non essere più in grado di far spesa e comprarsi il minimo per sopravvivere, e allora nell’anonimato più totale si offrono di farla al posto suo, pagando di tasca propria. È la bellezza delle nostre volontarie che costrette a casa non cessano di generare, e con i mezzi che hanno a disposizione inventano dal nulla canzoni, raccontano e commentano fiabe, impartiscono lezioni di cucina, si concedono persino escursioni nella filosofia e nella letteratura. Perché anche questo tempo per le nostre mamme sia un tempo generativo e fecondo, rischiarato dalla parola umana.
È la bellezza della comunità, dei nostri amici e conoscenti, che in un tempo potenzialmente carico di preoccupazioni anche economiche sull’onda di un appello mettono mano al portafoglio, e donano non per il presente, che è ciò che l’emozione ci porterebbe a fare, ma per il futuro economico e lavorativo delle nostre ragazze. Non è bellissimo, non è un miracolo tutto questo? Vedete quanta bellezza splende intorno a noi, perfino in un momento così duro? Ve lo sareste mai aspettato? Non scorgete qui il compimento di una delle più profonde profezie dell’Antico Testamento, contenuta nel libro di Ezechiele, il cui oracolo dice “vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne”?
Allora, se così è, questo tempo segna un passaggio, un esodo, un Pésach. C’è una trasformazione profonda, e possibile, che matura nella notte come nel suo proprio grembo, dove occhio non vede né orecchio ode, che disfà le nostre esistenze individuali e collettive precedenti, riplasmandole, se vorremo, in modo del tutto smisurato e inimmaginabile. Se a questa bellezza presteremo orecchio mantenendoci disponibili per essa. Se lasceremo andare ciò che della vita era solo simulacro. Se saremo fedeli alle parole profonde, all’ordine del giorno che ci detta questa traversata del deserto: reciprocità, legame, interdipendenza, e sopra ogni cosa fraternità.
Se ci lasceremo rapire dal futuro, e trascinare in avanti nel disfacimento di una scena di mondo che, sotto mille profili, ha fatto il suo tempo.

Avanti e coraggio!

Buona Pasqua amiche e amici cari, buon passaggio a tutti noi!

 

La Nuova Arca

#AMENODIUNMETRO, a La Tenda di Abramo

 

In una casa famiglia c’è chi lavora, come gli operatori e le operatrici.
C’è chi vi abita, nel nostro caso mamme e bambini.
E c’è chi offre il proprio tempo libero per aiutare chi ha bisogno, come i volontari.
Ognuno, secondo i propri occhi e il proprio cuore, ci ha raccontato cosa vuol dire essere parte di una realtà solidale, dove accoglienza, attenzione ai più fragili e condivisione si respirano e si toccano con mano, ogni giorno.

 

La Tenda di Abramo, vista da un’educatrice

Francesca è un’educatrice professionale della cooperativa La Nuova Arca. Lavora al fianco di mamme coi loro  bambini in situazione di vulnerabilità sociale, accolte presso la casa famiglia La Tenda di Abramo, ed è responsabile dei progetti di “semi-autonomia”, per il loro graduale reinserimento sociale dopo la casa famiglia.

Nell’intervista ci parla del suo lavoro, in questo difficile momento di emergenza sanitaria e sociale.

Perché hai scelto di lavorare in casa famiglia?
Perché mi piace. Mi ritengo fortunata perché fino ad ora ho sempre potuto fare il lavoro che mi piace davvero: questo!
Perché con le mamme e coi loro bambini?
Mi piace veder crescere i bambini, ascoltare e raccontare storie, ridere e consolare. Mi piace vivere giornate intere in una casa dove corrono, litigano, urlano, si arrabbiano, ridono, piangono, chiedono i piccoli e i grandi perché della vita.
Mi piace aver imparato da loro che accettare di non aver sempre tutte le risposte è una possibilità della vita.
Mi piace, soprattutto, veder (ri)fiorire le loro mamme, accorgermi dei loro piccoli traguardi, così come dei loro grandi e dolorosi “scivoloni”, accogliere le loro lacrime come le loro risate, camminarci accanto nella conquista di nuovi spazi, mentali e fisici, di sicurezza, autonomia, sogno di vita buona e migliore.
Oltre a loro poi, ci sono preziose colleghe e tanti volontari che ci supportano e condividono con noi la quotidianità.
E oggi come stai? Come stanno mamme e bimbi?
In un tempo come quello che stiamo vivendo, di “normalità sospesa”, di paure che paralizzano, di attesa di buone nuove, la scelta – perché di scelta per ciascuna di noi operatrici si tratta – di esserci, di continuare a garantire il servizio h 24, ci rende testimoni di presenza, di fattiva disponibilità, di operativo affetto e vicinanza. Tutte cose che i nuclei da noi accolti hanno potuto sperimentare molto poco nelle loro vite.
Allora si cerca di dar vita a giorni uno diverso dall’altro, con temi e frasi su cui riflettere, giochi, film, letture, attività motoria, nuove ricette in cucina, giardinaggio.
Non per esorcizzare, ma per riscoprire insieme la bellezza delle piccole cose.
Ogni vita ha uno sguardo, una storia da ascoltare, delle fragilità da custodire, nuove opportunità da intravedere e cogliere insieme.
C’è una grande, inimmaginabile bellezza nel tornare a casa affaticata, pensierosa, divertita, stimolata a far meglio o a cambiare strategie. La bellezza di sentirsi parte di un incontro che, in modi sempre diversi, apre nuovi orizzonti di vita.
Spero che questo tesoro non si perda o si disperda, che si possa continuare a prendersi cura delle donne e dei bambini come meritano, che ci si accorga che esistono, che resistono e che meritano di essere visti e protetti; perché il buon vivere di una buona società e di un grande Paese si misura, soprattutto, dal suo sguardo sulle fragilità silenziose.

Sono tanti gli operatori e le operatrici sociali che, come Francesca, continuano a lavorare senza sosta, anche in piena pandemia.
Per loro la distanza sociale è quasi impossibile da mantenere. Anzi, è proprio ciò che con il loro lavoro, sono chiamati ad abbattere.

Per questo, anche noi de La Nuova Arca, ci siamo uniti all’appello che le rappresentanze sociali e le case famiglia hanno lanciato alle Istituzioni.
Con la campagna #AMenoDiUnMetro abbiamo chiesto al Governo di non cadere nella tentazione di tagliare i fondi per il sociale, ma di pensare a un programma di sostegno per tutte quelle realtà che accolgono persone con disabilità, minorenni, madri con figli in condizioni di fragilità, anziani, persone senza fissa dimora.

Chiediamo di non dimenticare le persone più fragili e di valorizzare concretamente gli operatori del terzo settore, che anche in emergenza sanitaria, operano a meno di un metro di distanza.

Appello alle Istituzioni: no ai tagli al sociale

“Stare a meno di un metro di distanza è il nostro lavoro. Il Governo non ci lasci soli in questa emergenza. Al più presto, un programma speciale di sostegno per i più fragili. No alla tentazione dei tagli al sociale”

 

Si chiama #AMenoDiUnMetro, l’appello rivolto alle istituzioni da Casa al Plurale, AGCI, Agevolando, Centro Astalli, CNCA nazionale e Federazione CNCA LAZIO, CNCM, Confcooperative Federsolidarietà, Forum Terzo Settore Lazio, Legacoopsociali Lazio e sostenuto anche da La Nuova Arca attraverso la Rete Mamma-Bambino Lazio Mam&Co. e il progetto #crescereinsieme. 

“Cuore pulsante della società”, così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel suo ultimo messaggio agli italiani, ha definito il ruolo del volontariato e del non profit: è un riconoscimento chiaro dell’importanza, del valore di chi si impegna per gli altri, ma il terzo settore non è soltanto quello chiamato ad occuparsi della distribuzione dei buoni spesa per le persone in difficoltà.
Anche in questo momento di emergenza nazionale, migliaia di persone fragili vivono in case famiglia, nelle comunità alloggio e sono centinaia gli operatori sociali che stanno portando avanti il proprio lavoro con forza, consapevolezza e, sicuramente, a meno di un metro di distanza.
In piena pandemia Covid-19, si prendono cura delle persone con disabilità, di minorenni, di madri con i figli in condizioni di fragilità, di anziani, di persone senza fissa dimora. Lo stanno facendo e continueranno a farlo.
Ma hanno bisogno di sentire le Istituzioni schierate a protezione, insieme a loro, delle fasce più fragili della nostra società, consapevoli di questo importantissimo servizio che gli operatori sociali svolgono a nome e per conto di tutta la comunità.
A sollecitare maggiore attenzione e un piano ad hoc per le persone più vulnerabili sono Casa al Plurale, AGCI, Agevolando, Centro Astalli, CNCA nazionale e federazione CNCA LAZIO, CNCM, Confcooperative Federsolidarietà, Forum Terzo Settore Lazio, Legacoopsociali Lazio, Rete Mb Lazio Mam&Co.
Operatrici e operatori, volontarie e volontari non hanno mai smesso, da quando è cominciata l’epidemia di coronavirus, di prendersi cura di chi è più fragile, mettendo a tacere anche le paure personali: come si fa a vestire, imboccare, una persona con disabilità a distanza di un metro? Come si fa a consolare un bimbo che piange restando a distanza? Come si fa a farlo se mancano persino i dispositivi di protezione individuale?
Per loro e per il personale che con loro opera, per continuare a fornire servizi già ora economicamente insostenibili, va previsto un piano di sostegno economico specifico dopo la fine dell’emergenza, in controtendenza a quanto avvenuto negli ultimi anni, che hanno visto un continuo e significativo taglio alla spesa sociale, affermano le Associazioni e gli enti coinvolti nell’appello.
La richiesta – rivolta a tutti i poteri dello Stato, centrali e locali – è di non cadere nella facile tentazione dei tagli alla spesa pubblica per il sociale. Desta infatti non poca preoccupazione l’allarme lanciato da diversi sindaci sulla stabilità dei conti pubblici degli enti locali che, com’è noto, non possono ricorrere al finanziamento in deficit. Al manifestarsi dei primi dissesti finanziari, nei conti degli enti locali, su chi si abbatterà la scure dei tagli?
È questo il momento – chiedono le centinaia di associazioni del terzo settore firmatarie di questo appello – nel quale le istituzioni si facciano promotrici, insieme alle associazioni, di un programma speciale di sostegno ai più fragili, oggi ospiti delle comunità di accoglienza, anche attraverso stanziamenti necessari ad accrescere, sviluppare e remunerare opportunamente gli operatori sociali e le strutture stesse, perché se tutti noi ci auguriamo che la fase che oggi viviamo finisca al più presto, “la fase della ricostruzione” sarà molto lunga, soprattutto per i più deboli, ed avrà bisogno di tante energie e risorse da programmare e spendere insieme.
È questo il momento di rinnovare un’alleanza con le Istituzioni per dare risposte concrete delle fasce più fragili della nostra società.
Infine vogliamo sottolineare l’apporto in questa crisi di migliaia di volontari – a cui va il ringraziamento di tutta la comunità – che, oltre a svolgere servizi fondamentali per la sopravvivenza delle comunità come approvvigionamento alimentare, farmaci e visite sanitarie per gli ospiti, stanno facendo sentire la propria vicinanza con inedita creatività, attraverso donazioni, messaggi di solidarietà e sperimentazioni di ogni genere nel campo multimediale e della comunicazione a distanza, per continuare a raggiungere persone ospiti nelle case famiglia.

È questo il momento di non dimenticare le persone più fragili e valorizzare concretamente tutti quelli che operano #AMenoDiUnMetro.

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