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9 marzo 2020

Non troviamo parole più autentiche e sincere per interpretare e, se possibile, intonarci a quello che stiamo vivendo che quelle intense e ferme, di Mariangela Gualtieri, pubblicate su Doppiozero in Nove marzo 2020.
Ti invitiamo a leggerle. Fanno bene.
Papa Francesco lo ha scritto quasi cinque anni fa, nella sua Enciclica “verde” Laudato Sì’, che tutto e tutti siamo organicamente collegati e in intima relazione.
Niente più dell’epopea collettiva che stiamo attraversando – in cui ciascuno è chiamato a pensare non più come individuo, ma come specie e genere umano – esprime questa sua intuizione.
Piccole verità rimosse riaffiorano, come una disubriacatura, e si impongono alla nostra attenzione:
che il privato è pubblico; che se un membro è malato, tutto il corpo è malato; che dell’altro portiamo responsabilità, e lui la porta di noi; che dell’irresponsabilità individuale il prezzo più alto lo pagano i deboli e i fragili.
Non ci piace leggere la realtà inforcando occhialini rosa, specie se dobbiamo mettere a fuoco le altrui sventure. Ma che da questa vicenda collettiva le nostre società possano uscire meglio di come vi sono entrate, impoverite probabilmente ma più ad altezza d’uomo, ebbene, questa non è una speranza infondata.

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